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Il tema della vecchiaia, intesa come spazio o come luogo ultimo della nostra vita, è avvincente perché impatta senza scampo con la considerazione complessiva dell'esistenza umana. Bisogna esser vissuti fino in fondo per poter dire di un uomo se è stato felice. La vita corre, scorre a guisa di un fiume talora esuberante; ma poi si arresta, come in un lago. Le acque ristagnano, in un acquitrino, in apparenza, senza vita. L'autore di questo libro segue il modello del De Senectute ciceroniano, a guisa di un prototipo, ma spesso se ne allontana per altre vie, per altre considerazioni. E d'altronde i modelli non mancano, perché della vecchiaia sono stati in tanti a parlare, filosofi, scrittori e poeti. In questo libro il lettore non troverà schemi desueti e considerazioni risapute. L'autore infatti affronta un tema che incarna la sua stessa vita e attinge alla propria esperienza di uomo non più giovane. Il tema, per sé drammatico, è stato affrontato con distacco: era necessario un filtro, per secernere certe asprezze. E il filtro è quello della cultura classica, da Omero a Erodoto, dai Tragici greci a Orazio, attraverso un dibattitto sentito e ancora attuale.