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Il poeta Bassani non nasce con "Storie dei poveri amanti e altri versi" (Astrolabio, 1a ed. 1945, 2a ed. 1946). È lo stesso autore a ricordare di aver composto, tra la primavera e l’estate del 1942, «un centinaio di poesie […] che non pubblicai ovviamente», poi parzialmente confluite nella raccolta del 1945. Quei versi giovanili sono riemersi nel Fondo Arcangeli della Biblioteca dell’Archiginnasio (Bologna) non nella loro totalità ma – dato ancora più significativo – in una selezione che ha la forma, la struttura e la compiutezza di un libro, firmato Giacomo Marchi. Pavana, così si intitola la silloge, dischiude nuove prospettive di ricerca sulla scrittura di Bassani e sulla sua formazione intellettuale. La sua importanza non si riassume infatti solo nella presenza di un corpus di nove testi inediti e di varianti. Il volume segna uno snodo nella biografia letteraria e umana di Bassani: da un lato, dialoga con Una città di pianura (anch’esso apparso sotto lo pseudonimo Giacomo Marchi e ripubblicato nel 2021 in questa collana) e anticipa i tratti distintivi del narratore maturo (in particolare il realismo nella rappresentazione di Ferrara); dall’altro, è un libro ‘di soglia’ che Bassani compone prima di affrontare il suo «futuro […] incerto e oscuro», affidandogli il canto estremo di una giovinezza prossima a spegnersi, sotto l’azione della guerra e della repressione fascista.
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